Notizie
21.01.2009
Dottor Clown La fiction
E' andata in onda su canale 5
Il nuovo film di Maurizio Nichetti, “Il Dottor Clown”, con Massimo Ghini, Angela Finocchiaro, Serena Autieri, Franco Trevisi, Simona Marchini ed Enzo Garinei, sarà trasmesso venerdì 26 dicembre su Canale 5. “Un film per la TV con le regole di una fiction da prima serata”, come sostiene lo stesso regista, che non mancherà di far parlare di sé.
IL FILM
E’ una sera come tante quando la vita del celebre professor Roberto Laurenti (Massimo Ghini), inaspettatamente, cambia per sempre. Roberto, all’uscita dall’ospedale dove da anni presta servizio come medico primario, viene investito da un’automobile in corsa. Viene ricoverato presso il suo stesso policlinico in uno stato di incoscienza e affidato alle cure della caposala Barbara (Angela Finocchiaro), da sempre critica con i suoi modi cinici e distaccati nei riguardi di colleghi e pazienti, e del giovane infermiere Lorenzo (Francesco Venditti). Si risveglierà dopo otto giorni, ridendo. In presenza del Colonnello Verzetti (Enzo Garinei) tra l’incredulità generale. E il suo sguardo sul mondo sarà cambiato per sempre.
Roberto riscopre l’importanza dell’attenzione al malato più di quella alla malattia. E riuscirà con pazienza a recuperare un rapporto deteriorato con i suoi familiari: la bella ex moglie Sara (Serena Autieri), che accetta di ospitarlo per la convalescenza, il piccolo figlio Giacomo (Christian Circi), la suocera Elvira (Simona Marchini).
Il rinato Roberto, però, si attira la diffidenza di Argentieri (Franco Trevisi), direttore sanitario dell’ospedale, rifiutandosi di approvare un progetto che prevede la cessione di un’ala dell’ospedale a un imprenditore affinché realizzi una clinica privata. Quando poi Laurenti, stringe amicizia con un gruppo di medici clown e il loro capo Daniele (Fabio Bussotti), da sempre osteggiato da Argentieri, la situazione si complica. Così, mentre Roberto lascia la casa di Sara - che ha una relazione con Paolo (Andrea Garinei), l’insegnante di pianoforte di Giacomo - si trova anche a fronteggiare l’ostracismo del direttore e tutti quei problemi che la rigida e assurda organizzazione dell’ospedale, poco attenta al malato, comporta.
Roberto intanto approfondisce lo studio della comicoterapia aiutando i suoi nuovi amici clown e progetta di realizzare nell’ala sulla quale vorrebbe mettere le mani Argentieri uno spazio ricreativo dedicato ai malati. Riesce a fermare in extremis la firma del contratto con i privati per l’acquisto del padiglione, ma Argentieri, fuori di sé dall’ira, lo sospende.
Mentre in ospedale i pazienti, con in testa Barbara, protestano perché rivogliono il loro professor Laurenti, Sara, in fondo ancora innamorata dell’ex marito, lascia il suo noioso corteggiatore e, vincendo la paura di riavvicinarsi ad un uomo che nel passato l’ha fatta tanto soffrire tradendola, si presenta a casa di Roberto. Sarà difficile per lui spiegarle che Anna (Simona Borioni) la bella donna che si è installata in casa sua con una neonata è solo una vecchia amica...
Tutto si chiarirà durante la discussione della tesi di Camilla (Jennifer Poli) che, aiutata da Roberto, tratta il tema della comicoterapia. Le sorprese non sono finite anche se si avvicina un gran finale che riunirà tutti i protagonisti medici e pazienti... e il dottor Laurenti, che sta riconquistando anche l’affetto della sua famiglia.
Dice Maurizio Nichetti
Ancora una fiction ospedaliera! Alla proposta di girare “Dottor Clown”, il mio primo impulso, lo confesso, è stato quello di scappare. Poi un ricordo lontano mi ha fermato. Non mi ero forse laureato in architettura con una tesi sul futurismo e le avanguardie artistiche del 900? E non avevo scelto quella tesi proprio dopo la lettura del CONTRODOLORE, manifesto futurista di Aldo Palazzeschi? Uno scritto che, molto prima di Patch Adams, aveva teorizzato di portare i clown in corsia. Una provocazione, certo, ma anche un disperato tentativo per riaffermare il diritto di un malato a vivere anche al di fuori della propria malattia, della logica asettica dei bollettini medici, il diritto a essere considerato una persona prima di una cartella clinica. Un manifesto contro il falso pietismo, la retorica della tristezza, la banalità di lacrime inutili.
Mi sono fermato, sono tornato sui miei passi. Forse valeva la pena di entrare in un ospedale per raccontarlo non solo attraverso l’ansia di un pronto soccorso, ma anche analizzando i mille piccoli gesti che possono alleviare gli inevitabili disagi umani di una degenza ospedaliera: piccole attenzioni per combattere paure, depressioni, pessimismi che certo non abbreviano i tempi di una guarigione.
E l’idea cominciava a piacermi. Girare un film per raccontare dei clown dottori, per parlare di quelle migliaia di persone che dedicano volontariamente il loro tempo a ridurre il disagio di un ricovero ospedaliero cominciava a presentarsi anche come una bella responsabilità! Un argomento molto impegnativo che ho cercato di affrontare con la leggerezza che si può permettere solo chi sa quanta serietà si può nascondere dietro un naso rosso.
Ora sono contento d’aver girato “Dott Clown”: un film per la televisione che, con le regole di una fiction da prima serata, cercherà di portare in ogni casa un sorriso e una piccola riflessione: non basta curare le malattie, occorre anche occuparsi dei malati!
IL FILM
E’ una sera come tante quando la vita del celebre professor Roberto Laurenti (Massimo Ghini), inaspettatamente, cambia per sempre. Roberto, all’uscita dall’ospedale dove da anni presta servizio come medico primario, viene investito da un’automobile in corsa. Viene ricoverato presso il suo stesso policlinico in uno stato di incoscienza e affidato alle cure della caposala Barbara (Angela Finocchiaro), da sempre critica con i suoi modi cinici e distaccati nei riguardi di colleghi e pazienti, e del giovane infermiere Lorenzo (Francesco Venditti). Si risveglierà dopo otto giorni, ridendo. In presenza del Colonnello Verzetti (Enzo Garinei) tra l’incredulità generale. E il suo sguardo sul mondo sarà cambiato per sempre.
Roberto riscopre l’importanza dell’attenzione al malato più di quella alla malattia. E riuscirà con pazienza a recuperare un rapporto deteriorato con i suoi familiari: la bella ex moglie Sara (Serena Autieri), che accetta di ospitarlo per la convalescenza, il piccolo figlio Giacomo (Christian Circi), la suocera Elvira (Simona Marchini).
Il rinato Roberto, però, si attira la diffidenza di Argentieri (Franco Trevisi), direttore sanitario dell’ospedale, rifiutandosi di approvare un progetto che prevede la cessione di un’ala dell’ospedale a un imprenditore affinché realizzi una clinica privata. Quando poi Laurenti, stringe amicizia con un gruppo di medici clown e il loro capo Daniele (Fabio Bussotti), da sempre osteggiato da Argentieri, la situazione si complica. Così, mentre Roberto lascia la casa di Sara - che ha una relazione con Paolo (Andrea Garinei), l’insegnante di pianoforte di Giacomo - si trova anche a fronteggiare l’ostracismo del direttore e tutti quei problemi che la rigida e assurda organizzazione dell’ospedale, poco attenta al malato, comporta.
Roberto intanto approfondisce lo studio della comicoterapia aiutando i suoi nuovi amici clown e progetta di realizzare nell’ala sulla quale vorrebbe mettere le mani Argentieri uno spazio ricreativo dedicato ai malati. Riesce a fermare in extremis la firma del contratto con i privati per l’acquisto del padiglione, ma Argentieri, fuori di sé dall’ira, lo sospende.
Mentre in ospedale i pazienti, con in testa Barbara, protestano perché rivogliono il loro professor Laurenti, Sara, in fondo ancora innamorata dell’ex marito, lascia il suo noioso corteggiatore e, vincendo la paura di riavvicinarsi ad un uomo che nel passato l’ha fatta tanto soffrire tradendola, si presenta a casa di Roberto. Sarà difficile per lui spiegarle che Anna (Simona Borioni) la bella donna che si è installata in casa sua con una neonata è solo una vecchia amica...
Tutto si chiarirà durante la discussione della tesi di Camilla (Jennifer Poli) che, aiutata da Roberto, tratta il tema della comicoterapia. Le sorprese non sono finite anche se si avvicina un gran finale che riunirà tutti i protagonisti medici e pazienti... e il dottor Laurenti, che sta riconquistando anche l’affetto della sua famiglia.
Dice Maurizio Nichetti
Ancora una fiction ospedaliera! Alla proposta di girare “Dottor Clown”, il mio primo impulso, lo confesso, è stato quello di scappare. Poi un ricordo lontano mi ha fermato. Non mi ero forse laureato in architettura con una tesi sul futurismo e le avanguardie artistiche del 900? E non avevo scelto quella tesi proprio dopo la lettura del CONTRODOLORE, manifesto futurista di Aldo Palazzeschi? Uno scritto che, molto prima di Patch Adams, aveva teorizzato di portare i clown in corsia. Una provocazione, certo, ma anche un disperato tentativo per riaffermare il diritto di un malato a vivere anche al di fuori della propria malattia, della logica asettica dei bollettini medici, il diritto a essere considerato una persona prima di una cartella clinica. Un manifesto contro il falso pietismo, la retorica della tristezza, la banalità di lacrime inutili.
Mi sono fermato, sono tornato sui miei passi. Forse valeva la pena di entrare in un ospedale per raccontarlo non solo attraverso l’ansia di un pronto soccorso, ma anche analizzando i mille piccoli gesti che possono alleviare gli inevitabili disagi umani di una degenza ospedaliera: piccole attenzioni per combattere paure, depressioni, pessimismi che certo non abbreviano i tempi di una guarigione.
E l’idea cominciava a piacermi. Girare un film per raccontare dei clown dottori, per parlare di quelle migliaia di persone che dedicano volontariamente il loro tempo a ridurre il disagio di un ricovero ospedaliero cominciava a presentarsi anche come una bella responsabilità! Un argomento molto impegnativo che ho cercato di affrontare con la leggerezza che si può permettere solo chi sa quanta serietà si può nascondere dietro un naso rosso.
Ora sono contento d’aver girato “Dott Clown”: un film per la televisione che, con le regole di una fiction da prima serata, cercherà di portare in ogni casa un sorriso e una piccola riflessione: non basta curare le malattie, occorre anche occuparsi dei malati!



